CultureDu Territoire

L’albergo dove nacque la sfida del Cervino

L’Hôtel Mont Rose di Valtournenche

Una piccola foresta di pini circonda l’albergo di Valtournanche, ed essi sfrusciano così dolcemente al vento, e voi vedete brillare al sole, fra i pini, lo Chàteau des dames, una montagna tutta bianca, così vicina, che par quasi la tocchiate col dito”. Con queste parole la scrittrice e giornalista Matilde Serao descriveva, nel lontano luglio 1892, il panorama dall’Hôtel du Mont Rose di Valtournenche, dove si era fermata a pernottare prima di inerpicarsi a dorso di mulo lungo la mulattiera che da Crepin conduce al Breuil, all’Hôtel du Mont Cervin, successiva meta di questo suo tour valdostano.

“L’apparizione delle cavalcature che vi debbono portare al Breuil, dove il Cervino si vede, tutto, solo, unico, è salutata da un sussulto di gioia; lungo la via dovrete cavalcare molto e camminare a piedi, che importa…!”.

Donna Matilde aveva scelto, su consiglio del suo caro amico Giuseppe Giacosa, la Valle d’Aosta per dimenticare gli screzi matrimoniali e professionali con il marito Edoardo Scarfoglio, con cui a Napoli aveva iniziato, proprio in quello stesso anno, l’avventura della direzione del giornale “Il Mattino”.

L’Hôtel du Mont Rose è molto probabilmente il più antico albergo di Valtournenche, ma anche del Breuil in quanto, nel 1855, un anno prima della nascita dell’Hôtel du Mont Cervin al Giomein, i fratelli Pession, detti “Fòvro“, i fabbri, trasformano la loro casa a Chaloz in locanda, creando l’Hôtel du Mont Cervin poi diventato Hôtel du Mont Rose, per non confonderlo con quello al Giomein. Questa modesta struttura, come leggiamo in una testimonianza, “divenne il quartiere generale delle carovane d’attacco – o più propriamente parlando, il centro degli avamposti per studiare l’ascesa del Cervino, dove complottarono Tyndall e Whymper, Giordano e Carrel e Gorret, assisi intorno alle modeste tavole di una camera da pranzo che era allora quanto si può immaginare di più semplice. Forse l’albergo del Monte Rosa permetteva maggior calma di consiglio, perché dall’albergo il «nemico» non si vede, minaccioso ed erto come se stesse per cascarvi addosso ogni momento”. Anche il reverendo King, famoso  “English traveller”, nel 1858 vi soggiornò annotando che ”era stata adibita di recente a locanda una rozza piccola casa, con l’insegna Hôtel du Mont Rose; il padrone di casa temeva che la brevissima stagione, poco più di un mese o sei settimane, non lo avrebbe remunerato adeguatamente della spesa iniziale e di quella supplementare per le licenze del Governo e del Comune che ammontavano a 60 franchi. Ci furono mostrati i letti nei due angoli della stanza usata come salle à manger, una cuccetta nella parete, come in una capanna delle Highland scozzesi, ma rispondevano completamente allo scopo e inoltre erano discretamente puliti. Per rendergli giustizia bisogna dire che il padrone era molto ansioso di fare del suo meglio e di dare il massimo delle sue risorse”.

I proprietari erano i fratelli Grégoire e Nicolas Pession che cercavano davvero di fare di tutto per soddisfare la clientela nonostante, come scriveva il canonico Georges Carrel: ”Ce modeste hôtel ne présente pas le luxe, le confortable ni l’entrain des magnifiques hôtels de la Suisse. Il y trouve cependant abondamment le nécessaire, la propreté, l’honnêteté et le bon cœur, et il en sort toujours satisfait. J’ai demandé à ces frères s’ils avaient un tarif. Ils m’ont répondu qu’il n’est pas facile d’adopter un tarif fixe, parce qu’ils ne sont pas toujours suffisamment approvisionnés. Ils règlent discrètement leur note sur ce qu’ils peuvent présenter ».

Fino agli inizi del ‘900, quando furono aperti anche il Royal e il Meynet, il Mont Rose fu l’unico albergo di Valtournenche; principalmente dava alloggio agli alpinisti che lo utilizzavano come tappa prima di salire al Breuil, ma non di rado cominciavano a soggiornarvi famiglie delle regioni limitrofe in cerca di refrigerio e aria buona con le escursioni per le quali i fratelli Pession cercavano “guide, portatori e cavalcature”. La guida Ratti-Casanova del 1888, descrivendo l’albergo, ricordava il “buon servizio” e la presenza di una “biblioteca alpina”. La sua vocazione principale però era alloggiare gli alpinisti e, il 2 agosto 1891, si tenne proprio lì il pranzo in occasione dell’inaugurazione, da parte del CAI di Aosta, di due lapidi in memoria delle guide Carrel e Maquignaz, morti uno sul Cervino l’altro sul Bianco, l’estate precedente: “ad occidente dell’angusto e labirintico  albergo Pession, su di una spianata di pochi metri, quattro assi inchiodate rivelano che là, dopo la commovente scena della presentazione delle lapidi, una fraterna agape alpestre deve radunare una sessantina fra i numerosi intervenuti” la maggior parte dei quali erano già nell’albergo dal giorno precedente se, come scriveva L’Alpino, “rigurgitava di escursionisti”. Il pranzo, che si tenne sulla spianata dell’hôtel “addobbata di bandiere e pennoni, con al centro una fotografia delle guide Maquignaz e Carrel, ornata di fiori alpestri”, fu “lodevolmente allestito”.

In albergo con i fratelli Pession c’erano, com’è naturale nella tradizione alberghiera fatta di accoglienza, delle donne: la Serao ricorda la “rosea ostessa” che “verrà a disporre la tavola, alle verdi ombre, mentre l’altalena dondolerà, sospesa agli alberi e vuota, innanzi ai ghiacciai della Dent d’Herins” e un certo Bressa descrive sul giornale L’Alpino nel 1893 una sua gita in Valtournenche e il  pernottamento al Mont Rose “ esercìto  da due simpatiche forosette (contadinelle n.d.r) che ho trovato ben gentili e dove trovai un trattamento eccezionale su quelle altezze dove bisogna far provigione ben lontano”.

Agli inizi del ‘900 la stazione alpina di Valtournenche, complice la costruzione della carrozzabile qualche anno prima, l’apertura di altri hôtel, di una farmacia e l’installazione della luce elettrica e del telegrafo, vide aumentare la colonia dei forestieri anche, secondo il cronista dell’Alpino “mercé le cure che ad essa dedica il proprietario dell’Albergo Monte Rosa, Sig. N. Pession; tutti ebbero a dichiarare la loro soddisfazione pel servizio inappuntabile sotto ogni riguardo che si trova all’Albergo”. Il cronista concludeva augurando “al Sig. Pession che possa vedere i suoi sacrifici coronati dal più lieto successo; e che la stazione di Valtornenche pigli quanto prima posto fra le sorelle di maggior fama”. Negli anni successivi, sempre più famiglie scelsero quell’albergo per la villeggiatura estiva anche per il fatto che la guida turistica Casanova ne reclamava la buona cucina, sottolineando che l’hôtel imitava quelli di Zermatt solo nella pulizia e non nei prezzi.

 Verso il 1911 i fratelli Pession affidarono la conduzione dell’hôtel ad Antonio Canavese che lo pubblicizzò su guide e giornali, indirizzandosi soprattutto ad una clientela più stanziale di famiglie: “camere unite e separate ed appartamenti per famiglie, restaurant e scelto servizio di table d’hôte e alla carta, rimessa e auto-garage per vetture, illuminazione elettrica, splendido viale ombroso”. In seguito tornò alla famiglia Pession che negli anni ’30 lo ribattezzò, in italiano come d’obbligo nel Ventennio, “Albergo ristorante Whymper Monte Rosa” per rammentare che era nato come tappa per gli alpinisti, tra cui il conquistatore della Gran Becca che vi aveva soggiornato più volte. Venne inoltre ingrandito, portandolo ad offrire 50 letti, ma per la sola stagione estiva, da luglio a settembre.

Subito dopo la Seconda guerra mondiale, quando ormai lo sci alpino era diventato un’attrattiva turistica e a Valtournenche venne costruita la seggiovia di Champlève, l’albergo rimase aperto tutto l’anno e si dotò di riscaldamento centrale e acqua corrente. I fratelli Pession erano nel frattempo passati a miglior vita e i loro eredi non raccolsero il testimone, vendendo l’albergo ad un’intraprendente albergatrice, Eugenia Gaspard, che lo utilizzò come dépendance del suo Hôtel Montana fino agli anni’80. Ora, come destino di tanti alberghi, è diventato un condominio e chissà se nella spianata ancora “un’altalena dondolerà, sospesa agli alberi” come ai tempi del viaggio di Matilde Serao.

Chantal Vuillermoz – turismodantan

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