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La ricorrenza del 25 aprile sia occasione di riflessioni sulle prerogative statutarie

Il 25 aprile 1945 i Partigiani, supportati dagli Alleati, entrano vittoriosi nelle principali città italiane, mettendo fine al tragico periodo di lutti e rovine e dando così il via al processo di liberazione dell’Italia dal dominio fascista e nazista. In Valle d’Aosta la liberazione dagli oppressori avviene il 28 aprile, quando i partigiani entrano nella città di Aosta e il Comitato di Liberazione Nazionale valdostano nomina Prefetto Alessandro Passerin d’Entrèves e Sindaco di Aosta Giulio Torrione.

Questa data, settantasei anni fa, segna una svolta decisiva per il nostro paese che avvia il percorso per diventare una Repubblica democratica. I valori fondanti sono incardinati nella Carta costituzionale e nel nostro Statuto Speciale di Autonomia che ricordiamo essere una legge costituzionale.

Il 18 aprile, un altro evento di grande valore simbolico ha celebrato il suo settantesimo anniversario: il trattato costitutivo della CECA, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, atto determinante per consolidare il percorso verso la futura Unione europea.

Due eventi importanti che ricorrono in un momento di grave crisi. Una crisi che quotidianamente mette a dura prova il ruolo delle singole Nazioni e dell’Unione europea.

Nei momenti di difficoltà il rischio di cercare scorciatoie e facili soluzioni è alto. In questi mesi non sono stati rari gli apprezzamenti a governi dittatoriali o autoritari, ad esempio Cina e Ungheria, per la loro capacità nella gestione della pandemia e delle campagne vaccinali. L’esercizio della democrazia è sicuramente più impegnativo e comporta la ricerca di compromessi.

In Italia, forse in modo esasperato, si sono levate critiche in merito alla privazione della libertà.

L’insigne costituzionalista Sabino Cassese sostiene che i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri siano illegittimi ma le sue parole sono cadute nel vuoto. Viviamo una situazione in cui i diritti che si ritenevano inviolabili, garantiti, sono stati messi in discussione e osteggiati.

Mai come in questi dodici mesi, funzioni e competenze del Governo centrale e delle Regioni sono stati al centro di collaborazioni, confronti serrati e a volte scontri. Allo stesso modo, a livello europeo, la sfida al Covid ha evidenziato una coesione soprattutto nell’assunzione di scelte finanziarie, mentre l’assenza di una politica sanitaria comune ha visto ogni singolo paese adottare protocolli diversi che spesso hanno ingenerato confusione e hanno significativamente condizionato la realtà dei territori limitrofi.

Questi avvenimenti portano inevitabilmente a delle riflessioni. Nel corso di questa situazione straordinaria innescata dalla pandemia, abbiamo riscontrato per l’ennesima volta come la nostra autonomia necessiti di essere rafforzata.

Purtroppo la crisi sanitaria ha avviato un fenomeno vergognoso di scarico di responsabilità. Lo stato confusionale delle strutture centrali, degli scienziati e dei vari responsabili ha disorientato la comunità e gli enti territoriali. Non abbiamo visto nessuna assunzione di responsabilità ma continui attacchi alle Regioni, autonome e ordinarie. Questo comportamento ha sminuito il ruolo delle Amministrazioni locali e le loro competenze al punto che, da più parti, si sono levate voci per modificare l’articolo 117 della Costituzione.

Festeggiare oggi il 25 aprile significa ricordare la liberazione e la vittoria della democrazia sul fascismo ma nello stesso tempo esprimere la volontà di esercitare correttamente le nostre prerogative statutarie, figlie della resistenza e delle lotte dei nostri padri.

Per dare forza alla nostra posizione, per rivendicare le nostre legittime aspettative e per potere agire al più presto e con efficacia nel rilancio della nostra economia, tutti i Consiglieri regionali, al di là delle differenze ideologiche, devono fare fronte comune.

Il Gruppo Consiliare dell’Union Valdôtaine

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