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10 febbraio, Giorno del ricordo.

Il 10 febbraio ricorre il Giorno del Ricordo, istituito nel 2004, in cui è rinnovata la memoria dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata, quando cittadini di nazionalità italiana furono forzati a lasciare i territori dell’Istria, del Quarnaro, della Venezia Giulia e della Dalmazia.
La data prescelta è profondamente evocativa: il 10 febbraio 1947 fu firmato a Parigi il trattato di pace che assegnava alla Jugoslavia i territori da cui pochi anni prima erano stati cacciati gli Italiani.
Nel corso degli anni, la ricorrenza del 10 febbraio è stata al centro di feroci polemiche dal respiro nazionale ma pure internazionale: per rivalsa verso l’Italia, la Slovenia istituì “La festa del litorale sloveno”, celebrata il 15 settembre, a ricordare l’attuazione – nel 1947 esattamente in quella data – del sopracitato trattato.
Rivolgendosi al Paese, e in particolare modo alla politica, il Presidente della Repubblica Napolitano dichiarò: «Non dimentichiamo nulla: le sofferenze inflitte alla minoranza slovena negli anni del fascismo e della Guerra, ma non possiamo certo dimenticare la sofferenza, fino a un’orribile morte, inflitte a Italiani assolutamente immuni da colpa.»
Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Valle, il Capogruppo dell’Union Valdôtaine, Aurelio Marguerettaz, in occasione del Giorno della Memoria ha affermato che questa giornata «non deve servire per avvalorare una tesi o l’altra ma semplicemente per spiegare che il terrore e la violenza, questa prevaricazione dell’altro, è sempre da condannare senza se e senza ma. Per cui l’Union Valdôtaine prende le distanze dal fatto che vi sia una violenza buona e una violenza cattiva. No, la condanna è una condanna trasversale.»
Identica considerazione si ripropone per la celebrazione del 10 febbraio.
Le ricorrenze sono occasione di rievocazione quanto di riflessione e di approfondimento, per questo, giustamente, le istituzioni coinvolgono fattivamente le scuole, sia per la Giornata della Memoria sia per il Giorno del Ricordo.
Vogliamo condividere una valutazione: il nazionalismo, nella sua accezione peggiore, fu snaturato per giustificare la supremazia di una nazione sulle altre, per negare e per cancellare identità d’intere etnie; ma nella sua accezione più nobile esso, al contrario, rappresenta l’idea stessa di nazione e d’identità, è uno dei cardini del federalismo, della visione dell’Europa dei popoli.
Nel 1860, fu di certo meno cruento perché frutto di una scelta politico-amministrativa e non di eventi bellici ma, con l’annessione della Savoia alla Francia, la nostra Valle divenne minoranza linguistica, unico territorio francofono del Regno di Sardegna, che l’anno dopo sarebbe divenuto Regno d’Italia. Uno shock culturale di non poco conto.
Due secoli dopo, in una piccola regione di circa 130.000 abitanti, non solo l’italiano e il francese hanno pari dignità ma pure il francoprovenzale, il titsch e il toitschu sono diffusi e tutelati.
Siamo una realtà che ha coscienza dei propri valori identitari e che al contempo, diversamente da altre realtà regionali, convive serenamente con le numerose etnie presenti sul territorio.
Non dimentichiamo chi siamo e qual è la nostra storia.

Gruppo Consiliare Union Valdôtaine

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